La versione dei liberali ortodossi “braccati” dalla cancelliera
Le pressioni sui parlamentari della maggioranza che non hanno sostenuto Angela Merkel e la proposta di rafforzare il Fondo salva stati (Efsf) ci sono state, eccome. Le prove? Per averle è bastato seguire, giovedì scorso, subito dopo il voto del Bundestag, il neoribattezzato “euro-ribelle” Frank Schäffler, dei liberali dell’Fdp. Uscito di gran carriera dal suo ufficio, e nonostante la densissima giornata e il voto finale favorevole alla Merkel, Schäffler è di ottimo umore. di Giovanni Boggero
7 AGO 20

Le pressioni sui parlamentari della maggioranza che non hanno sostenuto Angela Merkel e la proposta di rafforzare il Fondo salva stati (Efsf) ci sono state, eccome. Le prove? Per averle è bastato seguire, giovedì scorso, subito dopo il voto del Bundestag, il neoribattezzato “euro-ribelle” Frank Schäffler, dei liberali dell’Fdp. Uscito di gran carriera dal suo ufficio, e nonostante la densissima giornata e il voto finale favorevole alla Merkel, Schäffler è di ottimo umore. Seduto in un ristorante italiano, chiacchiera con la moglie al cellulare e le spiega che ha ottenuto ciò che voleva: quattro minuti per parlare nell’emiciclo del Bundestag ed esprimere il suo dissenso verso ogni nuova forma di aiuto alla Grecia e non solo. Davanti a un buon Chianti, Schäffler si sbottona e con il Foglio parla del suo rapporto con i colleghi dell’Fdp, della tensione precedente al voto e delle prospettive per il futuro. “Il mio gruppo parlamentare mi ha negato senza mezzi termini la parola. A livello interno siamo tutto fuorché un partito liberale. Per poter tenere il mio discorso ho dovuto fare esplicita domanda al presidente del Bundestag”, spiega tra il risentito e lo sconsolato. “Sono stati giorni convulsi. I miei colleghi non capiscono perché io mi comporti così. Per loro la politica è potere, non c’è spazio per questioni di principio”. Passa una mezz’ora e lo raggiunge un altro parlamentare, Jens Ackermann, anche lui sulla stessa linea di Schäffler. Nell’Fdp sono state quattro le voci di dissenso. “Se devo essere sincero, va bene così – spiega ancora Schäffler – il collega Knopek mi aveva avvertito che questa volta avrebbe votato a favore, ma mi ha assicurato che così non sarà nel caso dell’Esm (il meccanismo europeo di stabilità che sostituirà il Fondo salva stati, ndr)”. Sulla carta, infatti, i liberali dati in forse erano almeno sei.
“C’è stata una pressione senza precedenti – spiega Ackermann al Foglio – io sono arrivato al Bundestag di prima mattina e subito ho ricevuto la visita di alcuni colleghi, che mi hanno invitato a prendere un caffè. Uno di essi è persino riuscito a dirmi: ‘Dai, oggi è il compleanno del vicepresidente del gruppo, Van Essen, fagli un regalo’”. Non molto diverso il clima nella Cdu/Csu, dove Wolfgang Bosbach, presidente della commissione Interni, è stato più volte apostrofato con male parole: “Roba che credevo di dover sentire solo alla fermata della metropolitana”, ha detto alla televisione pubblica Zdf, riferendosi agli insulti ricevuti dal portavoce della Cancelliera, Ronald Pofalla. Intimidazioni, minacce velate di non ricandidatura o di isolamento nel partito. Nessuno spazio per la diplomazia. Angela Merkel voleva a tutti i costi un voto favorevole: “La mattina del voto è venuta quattro volte nella sala dove si riunisce il gruppo dell’Fdp. Ha stretto la mano a tutti, ha ignorato solo me”, dice Schäffler ridendo. Il suo discorso è stato ascoltato in un’atmosfera glaciale e interrotto da un vivace brusio, quando il parlamentare liberale ha menzionato la frase di sant’Agostino citata dal Pontefice: “Togli il diritto, e allora che cosa distingue lo stato da una grossa banda di briganti?”. Persino il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ne è rimasto scosso e – da protestante – si è improvvisato portavoce del Santo Padre: “Signor Schäffler, quella citazione è fuori posto. Il Papa oggi avrebbe votato sì”. Ora che la prima battaglia è finita, Schäffler si prepara per la guerra: “Lo sappiamo tutti che così com’è il Fondo non basterà”. Per questo Schäffler ha appena lanciato un’altra sfida ai vertici dell’Fdp: un voto di tutti gli iscritti del partito sul Fondo di stabilizzazione permanente, l’Esm. “Il quorum per la raccolta delle firme è ampiamente raggiunto. Se avremo successo e affosseremo il Fondo non lo so. C’è tempo fino a gennaio, e io non mollo”.
“C’è stata una pressione senza precedenti – spiega Ackermann al Foglio – io sono arrivato al Bundestag di prima mattina e subito ho ricevuto la visita di alcuni colleghi, che mi hanno invitato a prendere un caffè. Uno di essi è persino riuscito a dirmi: ‘Dai, oggi è il compleanno del vicepresidente del gruppo, Van Essen, fagli un regalo’”. Non molto diverso il clima nella Cdu/Csu, dove Wolfgang Bosbach, presidente della commissione Interni, è stato più volte apostrofato con male parole: “Roba che credevo di dover sentire solo alla fermata della metropolitana”, ha detto alla televisione pubblica Zdf, riferendosi agli insulti ricevuti dal portavoce della Cancelliera, Ronald Pofalla. Intimidazioni, minacce velate di non ricandidatura o di isolamento nel partito. Nessuno spazio per la diplomazia. Angela Merkel voleva a tutti i costi un voto favorevole: “La mattina del voto è venuta quattro volte nella sala dove si riunisce il gruppo dell’Fdp. Ha stretto la mano a tutti, ha ignorato solo me”, dice Schäffler ridendo. Il suo discorso è stato ascoltato in un’atmosfera glaciale e interrotto da un vivace brusio, quando il parlamentare liberale ha menzionato la frase di sant’Agostino citata dal Pontefice: “Togli il diritto, e allora che cosa distingue lo stato da una grossa banda di briganti?”. Persino il ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, ne è rimasto scosso e – da protestante – si è improvvisato portavoce del Santo Padre: “Signor Schäffler, quella citazione è fuori posto. Il Papa oggi avrebbe votato sì”. Ora che la prima battaglia è finita, Schäffler si prepara per la guerra: “Lo sappiamo tutti che così com’è il Fondo non basterà”. Per questo Schäffler ha appena lanciato un’altra sfida ai vertici dell’Fdp: un voto di tutti gli iscritti del partito sul Fondo di stabilizzazione permanente, l’Esm. “Il quorum per la raccolta delle firme è ampiamente raggiunto. Se avremo successo e affosseremo il Fondo non lo so. C’è tempo fino a gennaio, e io non mollo”.
di Giovanni Boggero